Home Attualità Festa di San Basilide: l’omelia dell’arcivescovo sul lavoro invisibile dei penitenziari

Festa di San Basilide: l’omelia dell’arcivescovo sul lavoro invisibile dei penitenziari

55
0
Festa di San Basilide: l'omelia dell'arcivescovo sul lavoro invisibile dei penitenziari

Salerno – Oggi si è tenuta la celebrazione della festa di San Basilide, patrono del Corpo di Polizia Penitenziaria, durante la quale è stata pronunciata un’omelia che ha messo in relazione il racconto evangelico della tempesta sedata con la figura del santo martire.

L’arcivescovo ha richiamato il passo del Vangelo di Matteo, in cui Gesù, svegliato dai discepoli spaventati durante una tempesta, rimprovera la loro “poca fede” prima di calmare i venti e il mare. Questo episodio è stato interpretato come un simbolo della vita quotidiana, caratterizzata da “corridoi stretti, serrature che girano, sguardi carichi di storie difficili, turni che si moltiplicano, notizie che fanno male”, un chiaro riferimento alla realtà del lavoro penitenziario.

Particolare attenzione è stata dedicata alla storia di San Basilide, un soldato romano originario di Alessandria d’Egitto, che visse agli inizi del III secolo in un periodo di persecuzione dei cristiani. San Basilide si rifiutò di rinnegare la fede cristiana e fu decapitato il giorno dopo essere stato battezzato in prigione. Durante il suo servizio militare, Basilide fu colpito dalla saggezza del teologo Origene, che insegnava nella Scuola di Alessandria. Ricevette l’ordine di condurre al supplizio Potamiena, una giovane condannata a morte per non aver rinnegato la sua fede. Durante il tragitto verso il patibolo, il soldato la difese dalla folla, un gesto di rispetto che impressionò la martire, la quale promise di intercedere per lui presso Dio.

Successivamente, Basilide si rifiutò di giurare fedeltà agli idoli civili, dichiarandosi cristiano. Arrestato e portato davanti a un giudice, raccontò ai suoi visitatori in carcere di un’apparizione notturna di Potamiena, che gli aveva posto una corona sul capo, annunciandogli che la sua preghiera era stata esaudita. Fu battezzato in prigione e decapitato il giorno seguente.

Nell’omelia, è stato sottolineato il valore del gesto di Basilide rispetto alla parola: “Non pronunciò un discorso teologico. Non insegnò nulla. Fece un gesto. Un gesto di rispetto verso una condannata a morte.” Questo è stato paragonato al lavoro quotidiano degli operatori penitenziari, invitati a preservare “la dignità umana anche di chi ha sbagliato”.

La celebrazione si è conclusa con un ringraziamento al Corpo di Polizia Penitenziaria per il loro lavoro, definito “spesso invisibile, nascosto e poco apprezzato”, richiamando la promessa di San Basilide e Potamiena: “Non che la barca non sarà scossa. Ma che non affonderà. Non che il lavoro sarà sempre bello e riconosciuto. Ma che vale.”

LASCIA UNA RISPOSTA

Inserisci il tuo commento!
Inserisci qui il tuo nome