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Denuncia sulle condizioni disumane nel carcere di Fuorni

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Denuncia sulle condizioni disumane nel carcere di Fuorni

Salerno – Una lettera-denuncia firmata dall’associazione radicale “Maurizio Provenza” ha messo in evidenza le condizioni di vita all’interno della Casa Circondariale di Salerno, conosciuto come carcere di Fuorni, e indirizzata alle istituzioni competenti.

Il documento, a firma del segretario Donato Salzano, del presidente avv. Massimiliano Franco e del tesoriere dott. Pancrazio Caponetto, descrive uno scenario di degrado strutturale e sovraffollamento che i firmatari definiscono incompatibile con il rispetto della dignità umana.

Il 4 giugno scorso, una delegazione dell’associazione ha visitato la struttura penitenziaria, accompagnata dall’associazione Nessuno Tocchi Caino, nell’ambito di un’opera laica di misericordia corporale. La delegazione era guidata dall’onorevole Sergio D’Elia, segretario dell’associazione, e dall’onorevole Elisabetta Zamparutti, tesoriera e rappresentante italiana nel Comitato per la Prevenzione della Tortura (CPT) presso il Consiglio d’Europa.

Al centro della denuncia vi è la Prima Sezione del carcere, destinata ai detenuti comuni, descritti come persone con fragilità psichiche, tossicodipendenti e migranti. Secondo quanto riportato dai firmatari, la sezione presenterebbe pareti con copiose infiltrazioni d’acqua, con rischi che si spingerebbero fino al limite della resistenza strutturale.

I servizi igienici e le aree esterne dedicate alle docce verserebbero in condizioni di degrado simili. Riguardo al sovraffollamento, la lettera segnala una percentuale superiore alla media nazionale, con celle di pochi metri quadri che ospiterebbero fino a sette o otto persone, riducendo lo spazio calpestabile a pochi centimetri al netto degli arredi.

L’arrivo del caldo estivo aggrava ulteriormente una situazione già al limite. La denuncia non riguarda soltanto i detenuti. I firmatari sottolineano come il personale penitenziario — gli agenti di custodia — sia sottoposto alle medesime condizioni ambientali degradanti, pur non avendo subito alcuna condanna né provvedimento giudiziario. “Carcerati e carcerieri accomunati dallo stesso disumano destino”, si legge nel testo.

La lettera richiama anche le parole di Papa Francesco sulla “pena di morte mascherata”, evidenziando i casi sempre più frequenti in cui alla detenzione si aggiungono conseguenze letali, tanto per i detenuti quanto per il personale. L’associazione radicale “Maurizio Provenza” ha formalmente richiesto un incontro urgente con le autorità competenti, anche per discutere il tema dei Consigli di Aiuto Sociale (CAS), strumenti di reinserimento sociale che i firmatari ritengono sottoutilizzati o inapplicati.

Nel testo si cita Aldo Moro, invitando a immaginare “non un diritto penale migliore, ma qualcosa di meglio del diritto penale”, suggerendo che la questione carceraria non si limita all’emergenza strutturale, ma richiede una riflessione più ampia sul senso della pena.

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